venerdì, 07 settembre 2007, ore 17:56

Per realizzare i desideri personali bisogna fare azioni per la felicità degli altri.
Il problema non diventa più il mio desiderio ma la felicità dell'altro.
Il Budda ha il desiderio costante di rendere felici tutte le persone,
insegnado loro a fare come lui.
Questo per noi è shakubuku, trasmettere la Legge Mistica:
aprire la Buddità presente nella vita di ogni essere vivente.

Daisaku Ikeda ( Buddismo e società 104)

 

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categoria : vita, buddità, daisaku ikeda
domenica, 02 settembre 2007, ore 20:47

Di Gianna Mazzini

Io sono come mi comporto.
Non "come vorrei essere" ma come penso, parlo e agisco.
Io sono il risultato dei miei pensieri. Sono la verità che esprimono le mie parole. Sono la somma dei miei gesti, di tutti i miei gesti, giorno dopo giorno.
È una fortuna essere nati come esseri umani.
Ecco: non approfittare di questo immenso onore è la perdita più grande.
Vivere può essere una cosa bellissima. Vivere, e farsi sorprendere: ogni giorno come fosse il primo.
La vita ne contiene tanti di giorni. Ogni giorno contiene centinaia di migliaia di istanti. E in ognuno di questi istanti posso dire sì o no alla vita. Dire sì al fatto che a ogni causa corrisponde un effetto, sì all'idea di usarla per creare valore, sì a cambiare e sentire gli altri nel mio orizzonte di vita. Oppure dire no. Dire no all'idea che la vita è eterna. No, e scegliere i pensieri più bassi, le parole meno rispettose, le azioni più violente.
No perché si può essere buddisti e comportarsi come se non lo fossimo.
Il presidente Ikeda dice che ci troviamo di fronte a un bivio.
" O crediamo che la natura di Budda esista in ogni persona e costruiamo una civiltà della nonviolenza, oppure lasciamo che l'oscurità e l'ignoranza nostra e altrui ci ottenebrino e scegliamo la violenza della barbarie.  Io sono convinto che la strada per contribuire alla pace su scala mondiale sia seguire il Buddismo del comportamento da essere umano" .
LA FEDE, NEL BUDDISMO STA NEL COMPORTAMENTO. E non solo il comportamento di fronte alle difficoltà. Ma anche quello nella vita di tutti i giorni. Quando tutto scorre e non ci sono problemi incombenti o questioni difficili che stringono il cuore e lo fanno piccolissimo. Perché la prima cosa che abbiamo imparato è che il Buddismo insegna a trasformare gli ostacoli in opportunità, a trasformare le sofferenze in gioia, e tutto quello che non va diventa un'occasione per vincere. Insegna che le difficoltà sono il motore di ogni cambiamento. E l'attitudine alla lotta, a un atteggiamento attivo di fronte alla sofferenza, è espressione vitale della nostra fede.
Ma quando la vita scorre tranquilla? Cosa vuol dire vivere da Budda?
Nel mondo in cui viviamo sembra prevalere la logica del profitto a ogni costo, la logica che dice che vince il più forte, il più furbo, e guai a essere buoni. Tolleranti, pazienti, educati. Rispettosi.
" La forza di rimanere saldi in mezzo a questa furiosa corrente dei tempi risiede in una fede incrollabile nella natura di Budda, nostra e degli altri, unita ad azioni per mettere concretamente in pratica questa convinzione e dimostrare rispetto per la vita di tutte le persone. Questo perché l'impulso irresistibile che conduce al conflitto sorge dall'ignoranza. Nel Buddismo ignoranza significa mancanza di consapevolezza o di fede nel fatto che le persone posseggono la natura di Budda".
«Quello è antipatico». «Quella si comporta così». Si dice in quelle circostanze. Come fossero giustificazioni.
Ma l'espressione più alta della fede sta nel comportamento.
Il pensiero centrale del Sutra del Loto è il rispetto per ogni forma di vita. L'asse centrale della pratica buddista, dunque, dovrebbe essere comportarsi di conseguenza.
Il rispetto della natura di Budda degli altri si manifesta anche attraverso cose piccole, come non parlare o non pensare male degli altri. Di ogni fatto, di ogni situazione, di ogni persona si può pensare e dire bene o male. Ecco: il Budda è chi sceglie sempre il pensiero migliore. La parola più incoraggiante. L'azione più compassionevole.
Il Budda quotidiano fa l'esercizio continuo di scegliere il bene.
Scegliere bontà d'animo, pazienza, tolleranza e rispetto non vuol dire essere tonti. Ma sentire profondamente il funzionamento della vita.
Se parlo male di qualcuno apparentemente è lui o lei che voglio colpire ma quelle parole, nella realtà profonda, SONO MIE. Lui o lei me le tirano fuori, ma sono mie. Se non abitassero dentro di me non riuscirei nemmeno a pensarle, a dirle, a trovarle. Se non fossero mie non incontrerei nessuno che le rappresenta.
Ma con quei pezzi di male che scopro dentro di me che ci faccio?
Non si tratta soltanto di evitare il male, di non essere violenti nei pensieri, con le parole o coi gesti. Ci vuole l'intenzione di trasformare quel buio in una zona di luce. Si tratta di diventare incisivamente attivi: facendo vivere la nostra natura illuminata possiamo risvegliarla negli altri.
Lodare. Scegliere il bene negli altri significa cercarlo dentro di me. Anche questo è "comportamento". Anche questa è un'espressione della fede.
Bontà d'animo, pazienza, tolleranza e rispetto sono poco senza la convinzione assoluta di essere un Budda e che la natura di Budda sta in tutti quelli che mi circondano.
I sentimenti buoni non bastano a cambiare il mondo se non sono accompagnati dalla convinzione profonda del proprio valore come esseri umani e della propria missione nell'essere nati, proprio ora, proprio qui, proprio così come siamo.
È uno stato d'animo forte, attivo: trasformare tutto in valore. Dentro un cuore che sa, che ha scelto di comportarsi come un Budda. E di dedicare la sua vita agli altri. E di lottare con il desiderio della felicità di tutti.
Noi abbiamo la capacità di cambiare le cose, questo ci ha insegnato Nichiren. Non solo nelle circostanze estreme, quelle drammatiche che ci impongono una soluzione ma anche e soprattutto nelle centinaia di migliaia di momenti di vita qualunque. Mentre camminiamo, viviamo e costruiamo quel che verrà.
Buddismo e società
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categoria : vita, buddismo, felicità, buddità, nichiren daishonin, daisaku ikeda, buddismo e società
lunedì, 27 agosto 2007, ore 21:45

Quel che facciamo è ciò che conta di più
di Tamotsu Nakajima

Nel suo editoriale di maggio, il presidente Ikeda afferma: " Dal momento che siamo nati come esseri umani, dovremmo fare del nostro meglio per rendere il mondo anche solo un poco migliore di come l'abbiamo trovato. Questa è la chiave per una vera realizzazione, concluse Toynbee, l'eminente studioso che aveva esplorato l'immenso panorama della storia dell'umanità. Ecco perché era così colpito dal nostro movimento popolare che si dedica alla trasformazione positiva della società basandosi sui purissimi insegnamenti del Buddismo mahayana, considerandola una conquista spirituale di portata storica". Ogni persona desidera migliorare la propria vita e creare delle condizioni in cui tutti possano vivere meglio, per questo sentiamo una profonda soddisfazione quando ci impegniamo per rendere migliore la società in cui viviamo. A volte si pensa che le cose possano cambiare dall'esterno, oppure ricerchiamo la "buona fortuna" al di fuori di noi, ma la realtà è diversa, bisogna scavare "sotto i nostri piedi", nella situazione che stiamo vivendo ora, qui dove siamo, senza aspettare un altro momento, senza aspettare che le circostanze cambino, valorizzando ciò che abbiamo: i nostri amici, i nostri familiari, i nostri vicini, il nostro lavoro ecc... Tutto parte da dove ci troviamo ora, nel cuore di ciascuno di noi. Anche per cambiare la società e per trasformare positivamente l'ambiente in cui viviamo bisogna partire da noi stessi e dalle condizioni attuali. L'umanità ha sperimentato molti cambiamenti rivoluzionari nel corso della sua storia, ma non c'è stata alcuna trasformazione stabile nella direzione della pace e del benessere per tutti.
Ogni giorno abbiamo sotto gli occhi la crisi ambientale, che diventa sempre più grave e più urgente per il futuro. Per risolvere alla radice questo problema è fondamentale cambiare il modo di pensare e di vedere le cose di tante persone, che ancora non si accorgono che siamo proprio noi a distruggere giorno dopo giorno l'ambiente in cui viviamo. C'è sempre qualcun altro a cui possiamo dare la responsabilità di quel che accade, ma in realtà la nostra vita ci appartiene, e solo noi possiamo trasformarla, cambiando la nostra visione delle cose e partendo dalla nostra rivoluzione umana. Come esseri umani, ciò che conta è quanto riusciamo a migliorare noi stessi e quanto riusciamo a costruire la pace, per questo è indispensabile il cambiamento all'interno di ogni singolo, come leggiamo nella Rivoluzione umana: " Una grande rivoluzione nel carattere di una sola persona permetterà di realizzare un cambiamento nel destino di una nazione, e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l'umanità".
Per noi, discepoli di Nichiren Daishonin, seppur così diversi gli uni dagli altri, è importante agire in accordo con l'intento di Nichiren, in ogni momento. Ciò che conta di più è quel che facciamo, proprio come scrive il presidente Ikeda: «C'è un criterio importante per valutare un gruppo religioso, condiviso dalle persone di buon senso di tutto il mondo: valutarlo non per quello che professa, ma in base a ciò che fa. Il professor Christopher Queen ha commentato: "Il Budda rispondeva alla crisi sociale e spirituale del suo tempo con parole chiare, azioni decise, creando valore nella società. Senza una prospettiva di cambiamento sociale  la religione si allontana dalla vita della gente, andando incontro alla morte spirituale". Spesso lasciamo spazio alle lamentele, al pessimismo, alla sfiducia in noi stessi e negli altri, come se nelle nostre esistenze non brillasse mai il sole. In realtà possiamo far brillare la nostra vita e quella degli altri, diventando persone traboccanti di gioia e di speranza. Il Buddismo ci insegna che la vita è una bellissima occasione, e utilizzando "la strategia del Sutra del Loto" prima di ogni altra possiamo realizzare tutti i nostri sogni, e far sì che anche le altre persone possano vivere pienamente felici e soddisfatte.
Il nuovo rinascimento n. 376 15 Giugno 2007
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categoria : vita, pace, buddismo, felicità, buddità, daisaku ikeda
martedì, 21 agosto 2007, ore 09:47

Forse è più facile iniziare dicendo che cosa non è. La Buddità non è una qualità divina che permette di eseguire atti sovrumani o magici come la levitazione; e non è neppure uno stato trascendente, separato dalla realtà quotidiana di questo mondo, in cui si sperimentano una beatitudine e una pace mentale. La Buddità esiste e può essere manifestata solamente qui e ora, tramite le azioni delle persone reali in questo mondo reale.. La buddità, anche se è il più alto stato vitale, può essere conseguita da tutte le persone. Così, non c'è fondalmentalmente differenza tra un Budda e una persona ordinaria: un Budda è semplicemnte una persona comune "risvegliata" alla vera natura del io. Ecco come descrive la Buddita Daisaku Ikeda: " E' la gioia delle gioie... Nascita, invecchiamento, malattia e morte non sono più sofferenze, ma parte della gioia di vivere. La luce della saggezza illumina l'intero universo, distruggendo l'innata natura ottenebrata dall'uomo. Lo spazio vitale della Buddità si unisce e si fonde con l'intero universo. L'io diviene il cosmo e in un solo istante il flusso vitale si estende a comprendere tutto il passato e il futuro. In ogni momento del presente l'eterna forza del cosmo sgorga da un'immensa fonte di energia".

Ovviamente ci sono pochi di noi che possono onestamente affermare di sperimentare la vita in questo modo. Più probabilmente, di tanto in tanto, potremo sentire momenti  di intensa estasi che corrispondono a parte della descrizione riportata, ma questo momenti sono essenzialmente fugaci. La gioia della Buddità è una gioia che non può essere distrutta dalla sofferenza e che anzi riesce ad assorbirla, è una gioa arrichita da una profonda comprensione di come funziona la vita di momento in momento. Saggezza, coraggio, compassione, forza vitale.

La Buddità, quindi, rappresenta quella qualità che quando domina nell'esistenza di un individuo arrichisce ogni momento della sua vita, rendendo anche gli aspetti problematici del vivere una fonte di felicità.

Tutto ciò ci porta ad una seconda domanda: " Io, la persona che sta leggendo questo post, posseggo la Buddità?". La risposta e "SI!!!". Il problema è che non avendola mai sperimentata, probabilmente non riuscirete a credere che sia possibile manifestare un tale meravigliosa stato vitale, se anche esistesse nella vostra vita. Naturalemnte questa è una reazione naturale.

Questo ci porta ad una terza domanda: " Come posso vedere questa buddità?". Nichiren Daishonin non aveva dubbi in proposito: Ecco cosa dice: " QUANDO UNA PERSONA E' ILLUSA E' CHIAMATA COMUNE MORTALE, MA UNA VOLTA ILLUMINATA E' CHIAMATA BUDDA. ANCHE UNO SPECCHIO APPANNATO BRILLERA' COME UN GIOIELLO SE VIENE LUCIDATO. UNA MENTE ANNEBBIATA DALLE ILLUSIONI DERIVATE DALL'OSCURITA' INNATA DELLA VITA E' COME UNO SPECCHIO APPANNATO, CHE PERO' UNA VOLTA LUCIDATO DIVERRA' CHIARO E RIFLETTERA' L'ILLUMINAZIONE ALLA VERITA' IMMUTABILE. RISVEGLIA IN TE UNA PROFONDA FEDE E LUCITA IL TUO SPECCHIO NOTTE E GIORNO. COME PUOI LUCIDARLO? SOLO RECITANDO NAM MYOHO RENGE KYO".

Di nuovo, il vero problema è il riuscire a crederlo!!!

Il solo modo per provare la validità dell'affermazione di Nichiren Daishonin che anche voi possedete questo stato supremo di vita chiamato Buddita è seguire il suo consiglio: recitare Nam myoho renge kyo e verificare voi stessi. In questo senso, praticare il Buddismo è proprio come andare dal dottore: se la diagnosi è corretta,la medicina funziona...quindi se la medicina funziona la diagnosi deve essere corretta!!!!

Fonti da " I dieci mondi" Introduzione al Buddismo di Nichiren Daishonin scritto da Richard Causton

 

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